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Dossier Svimez: “Il Sud e la condizione delle donne”
Foggia. Le
donne nella crisi: nel 2009, al Sud, 49mila donne hanno perso il posto di
lavoro. Con la crisi, la già modesta quota di donne meridionali con un’occupazione
si è ridotta, ma soprattutto si sono inesorabilmente chiuse le porte di accesso
al lavoro per le giovani donne del Sud. Il tasso di occupazione femminile nel 2009
al Sud è sceso al 30,6%. In altri termini, meno di una donna su tre nel
Mezzogiorno lavora ufficialmente. Un dato allarmante, che stacca di 25 punti il
resto del Paese
(55,1%) e ancora di più l’Ue
a 27 (58,6%). Una chimera, poi, il target di Lisbona 2010, che fissa al 60%, 30
punti in più, il tasso di occupazione femminile.
È la fotografia della
condizione delle donne al Sud nel 2009 che emerge dal dossier
Eppure le donne meridionali
sono state protagoniste di una grande rivoluzione culturale. In rapporto alla
popolazione, le ragazze del Sud diplomate sono passate dall’85,1% del 2000 al
94% del 2009, circa un punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord. Ancora
meglio sul fronte dell’iscrizione all’Università: dal 2004 al 2009 la quota
delle diplomate del Sud che si sono iscritte all’Università sono passate dal
45,6% al 51,3%, superando così sia gli uomini (35,5%) che le ragazze del
Centro-Nord (41%). Ma studiare, per le donne, non basta: in base agli ultimi
dati disponibili, del 2005, le giovani donne laureate, in oltre la metà dei
casi, svolgevano una professione che richiedeva una qualifica più bassa
rispetto a quella posseduta, erano cioè “sottoinquadrate”.
Le donne di età 15-29 anni che
non studiano e non lavorano sono state in Italia nel 2009 1,1 milioni. Di
queste, 646mila erano al Sud. In rapporto alla popolazione, ciò significa che
nella fascia di età in esame circa una ragazza su tre nel 2009 è fuori dal
mercato del lavoro e dal sistema formativo.
Ciò rende le donne
meridionali più vulnerabili: il rischio di povertà riguarda oltre 3 ilioni e
seicento mila donne meridionali, il 34% contro il 12,6% delle donne
settentrionali.
Il sistema di welfare familiare
e informale che ancora in molti casi è dominante nel Mezzogiorno, si regge
sulla donna, non lavoratrice, relegata ad un ruolo casalingo secondo un modello
sociale tradizionale: allevare i bambini, accudire gli anziani.
Nel 2006 appena 4 bambini da
Le donne che vogliono
lavorare, allora, sono costrette ad emigrare. Il principale elemento di diversità
rispetto ai fenomeni migratori degli anni Sessanta è il peso della componente
femminile, che rappresenta ormai stabilmente quasi la metà dei migranti e in
alcune realtà territoriali costituisce la maggioranza. (fenalc/com.unica)

