Nella sala dei Cappuccini a Roma il convegno “La Rinascita dell’Uomo”

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In occasione della presentazione del libro “I fondamenti dei diritti dell’uomo nel pensiero giuridico di Jacques Maritain”, opera del Reverendo Mons. Felicetto Gabrielli, si è tenuto, sabato 28 marzo, presso la Sala dei Padri Cappuccini, il Convegno “La rinascita dell’Uomo”, che è risultato particolarmente interessante e suggestivo grazie al tenore elevato della discussione e per merito delle illustri personalità che vi hanno partecipato; in qualità di Relatori vanno opportunamente elencati il dott. Claudio Modena, scrittore, il dott. Antonio Leonardo Montuoro, giornalista, il prof. Paolo Impara, Preside del corso di laurea Scienze dell’Educazione presso l’Università degli studi Roma III, il prof. Wasim Salman, Preside di Dogmatica presso il Collegio Leoniano di Anagni, nonché S. E. Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina, mentre, tra gli ospiti, è sicuramente doveroso ricordare l’illustre dott. Alberto Spelda, presidente della FENALC, il dott. Paolo Macali, vicepresidente Nazionale della Ass. Ambientale, la dott.ssa Angela Greco, dirigente della Polizia Penitenziaria, ovvero l’importantissima Delegazione Araba, composta dal dott. Tarek Ayrout, presidente della Banca dell’Oro e Diamanti, il dott. Ahmad Al Rifaee, dirigente dell’Unione Arabi, e dalla dott.ssa Zahira Iounissi, consulente dell’Ambasciata di Tunisi e dell’Unione Araba. La discussione ha affrontato molteplici temi, quali l’analisi della complessa e turbinosa consacrazione della condizione esistenziale dei diritti dell’uomo, in un contesto sociale mutevole ed in continua evoluzione, la ricerca di una effettiva legittimazione di questi diritti, in quanto conditio sine qua non per il raggiungimento di una relazione sociale basata sul reale principio di equità, per una vita effettivamente votata alla interdipendenza fra individui, ovvero alla ricerca di una cristiana ed attiva cooperazione fra persone. La poliedricità della materia trattata durante la conferenza ha suscitato un forte interesse nei gentili ospiti, curiosità che si è riversata in stimolanti (e stimolati) discorsi di natura filosofico-umanistica, anche durante il conviviale Vin d’Honneur , tenutosi alla fine della orazione, trait d’union per gli invitati. Anche per questa ragione, il Convegno “La Rinascita dell’Uomo” è stato, pertanto, un grande successo, in quanto ha dato dimostrazione che, nonostante la quotidianità porti, involontariamente, ad approcciare alla vita in maniera “sterile”, riducendo, ormai, al minimo i rapporti umani, l’interessamento, la curiosità ed il desiderio di crescita (anche interiore) mantiene sempre un valore altissimo e fondamentale.

Parigi raccontata da un grande inviato

Pino 4 CopyPino Pelloni, dopo il successo di Risorgimento libertino e di Fedifraghi torna in libreria con questo Parigi mon amour (Ethos Edizioni) dedicato alle corrispondenze dell’inviato del Corriere della Sera Gian Gaspare Napolitano dalla Parigi del dopoguerra. Una Parigi che si sta togliendo di dosso la polvere della Guerra con i suoi personaggi, i suoi locali, le sue mode raccontata dalla penna virtuosa di un inviato un po’ flaneur e un po’ speciale. Gian Gaspare Napolitano fu un viaggiatore curioso e un cronista scrupoloso, un vero cittadino del mondo. Fu scrittore, drammaturgo e cineasta. Il suo Magia verde, un documentario sull’Amazzonia, vinse nel 1953 l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Sempre in movimento: dalla Bucarest degli anni Trenta a Lisbona, per passare a Madrid e Londra ma soprattutto Parigi che fu la città che più amò. A Parigi soggiornò per un anno tra il ’46 e il ’47, tornandovi successivamente sempre come corrispondente del Corriere della Sera, a cui spediva regolarmente articoli, elzeviri, interviste e la cronaca della vita letteraria e culturale. Erano gli anni in cui debuttava sulle scene Juliette Greco, Sartre s’incontrava con Simone De Beauvoir, mentre Prévert scriveva le sue poesie che diventavano canzoni. Il panorama culturale parigino e l’umore di una città notturna e magica trapelano dalle interviste fatte a Malraux, a Lévi-Strauss, a Sartre, a Maurois. Dalle cronache teatrali degli spettacoli della Comédie francaise e dell’emergente Ionesco; dalle insonni conversazioni con i personaggi del tout Paris. Ritratti unici, di un palermitano curioso e sospeso tra letteratura e giornalismo, che vanno a disegnare il mosaico di una stagione irripetibile di una città che, dopo la guerra, era tornata alla joie de vivre. Il libro, arricchito dalle foto di Giacomo Pozzi Bellini, contiene il ritratto-ricordo che gli dedicò l’amico e collega Luigi Barzini jr. e si chiude con l’articolo che Napolitano scrisse nel 1947 per il settimanale Europeo dedicato a Luigi Barzini padre.

Alpinismo: Daniele Nardi e la scalata del Nanga Parabat

Daniele Nardi sul Nanga Parbat Copy Una sfida bellissima e terribile, un sogno cullato e che non si è materializzato davvero per un soffio. Daniele Nardi,    scaltore di Sezze in provincia di Latina, ha affrontato la scalata del Nanga Parbat, un monte pakistano alto 8125 metri sul livello del mare. Si tratta di una sfida di altissimo livello e che tanti appassionati di montagna sognano. Nardi e i suoi compagni hanno tentato per la prima volta al mondo la scalata di questo monte asiatico in inverno, un obiettivo ambizioso e da record. Nardi non ha affrontato questa avventura da solo ma con due esperti compagni di viaggio: lo spagnolo Alex Txikon e il pakistano Ali Sadpara. L’avvenutra dello scalatore laziale si è interrotta a circa 400 metri dalla vetta, ovvero a 7800 metri di altezza, per un insieme di problematiche. La prima riguarda la stanchezza dei protagonisti ormai lontani da casa da oltre tre mesi che si trovavano in condizioni climatiche proibitive. La seconda riguarda l’ultimo pezzo di tragitto assai difficile da interpretare e che ha allungato troppo le tempistiche di riuscita rispetto al clima che stava peggiorando sensibilmente e rapidamente. Infine la salute di Ali Sadpara stava dando preoccupanti segnali di deterioramento. Una sommatoria di fattori negativi che hanno spinto ad una decisione ragionevole: la rinuncia ad arrivare in vetta. Non si tratta di una sconfitta ma di una vittoria rimandata perché Daniele, Alex e Ali non hanno abbandonato l’idea di arrivare e sedersi sugli 8125 metri del Nanga Parabat.

Terza Mostra Fotografica Nazionale Premio Summer School Emilio Sereni Con il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia

logofenalcI paesaggi del cibo: identità, territorio e lavoro agricolo, «… territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni» recita il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita» è il tema guida dell’Expo 2015, il fil rouge degli eventi di quest’anno. Il tema messo a concorso per la Terza mostra fotografica nazionale Premio Summer School Emilio Sereni pone l’attenzione sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente, attraverso l’osservazione e lo studio del paesaggio rurale italiano, quale viva testimonianza di un processo che, sin dai tempi antichi, ha caratterizzato la trasformazione del nostro territorio per soddisfare una delle esigenze principali dell’uomo: il nutrimento. Parimenti la Geografia del cibo assume per il nostro Paese un’importante valenza identitaria che ci porta a scoprire, conoscere e comunicare la morfologia del paesaggio rurale mettendone in luce l’aspetto, le caratteristiche, le tradizioni, i mestieri, le pratiche agricole e le architetture. Saranno accettate le fotografie che in modo pieno, originale e suggestivo, sapranno interpretare questi temi. A corollario dell’Esposizione fotografica si predispongono iniziative aperte a tutti e gratuite: VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2015 ore 21 – VIDEOPROIEZIONI a tema Gianni Rossi e Matteo Colla, I colori della fatica. Antiche case di Poviglio Livio Selmi, Storia del Lambrusco di Modena. Andrea Vincenzi, Prosciutti e prosciutti. Giandomenico Bertini, Insetti e insetti. Un mondo di immagini in continuo dialogo con la musica: paesaggi, prodotti e abitanti della terra, come a rendere visibile l’immaterialità dei nostri pensieri, il rapporto tra flusso di coscienza e concretezza; segni di uomini e animali, di prodotti e di paesaggi, impronte a volte silenti a volte ingombranti. VENERDÌ 18 SETTEMBRE 2015 a cena con MENU DI-VINO ore 17: vendemmia nella Piantata del Parco agroambientale dell’Istituto Cervi; ore 19.30: APERITIVO DI-VINO; ore 20.30 CENA (su prenotazione e con costo da definire) nell’attiguo Punto Ristoro.
Il vino e l’uva fanno da filo conduttore ai piatti, dall’antipasto al dolce. La serata è allietata da momenti musicali e dalla presenza del sommelier Andrea del Miglio alla cui cura è affidato il menù. La vigna e il suo vino sono espressione della cultura di un popolo, enfatizzano il legame forte con la terra, nascono e crescono e vivono grazie a buone pratiche e persone capaci di fare, esaltano e stimolano la tradizione culinaria, celebrano esperienze (sensoriali) uniche durante la vita di un uomo. La vigna e il suo vino sono arte, poesia, prosa e musica. VENERDÌ 25 SETTEMBRE 2015 Ivano Bolondi presenta il suo ultimo libro fotografico Il colore… dentro e proiezione del relativo audiovisivo. Intervengono Massimo Mussini e Giuseppe Berti critici d’arte. Ivano Bolondi, un fotografo in grado di fotografare le emozioni con una delicatezza e una raffinatezza uniche, immagini come nate da un sorriso interiore che non vede il mondo colorato, ma lo colora. Immagini con un suono e un profumo che spingono verso atmosfere multisensoriali. Colori che suggeriscono frammenti di immagini reali, ma, essendo privi di una precisa identità, spingono a vedere altro, alludono ad altre realtà. Ogni fotografia suggerisce una cosa differente dall’immagine e ognuno di noi può ricavarne un significato tutto proprio. In tutte e tre le serate la mostra fotografica I paesaggi del cibo: identità, territorio e lavoro agricolo resterà aperta alla visita degli interessati. DEADLINE. Termine consegna opere: 26 luglio 2015. Invio esito della Giuria: entro 3 agosto 2015. Premiazione: 26 agosto 2015 – Biblioteca Archivio Emilio Sereni, Istituto A. Cervi, via F.lli Cervi, 9 Gattatico, Reggio Emilia.  Apertura mostra: 10 agosto – 30 ottobre 2015. Per ulteriori informazioni: Segreteria organizzativa: Emiliana Zigatti, 0522678356; 347 7575471 biblioteca-archivio@emiliosereni.it

Vincenzo Belfiore: La Storia Della Boxe a Terracina (LT)

Libro belfiorePresentato a Terracina (LT), e precisamente nella Sala Valadier di via Roma, alla presenza di Nicola Procaccini e Gianfranco Sciscione, rispettivamente sindaco e vicesindaco della città laziale, l’uscita del libro La boxe a Terracina 1930-2014, di Vincenzo Belfiore. La terza gemma di una sagra dedicata alla noble art che fa seguito ai 100 anni di Roma e Lazio, e ai 100 della Ciociaria. In questa occasione Belfiore si è impegnato in una zona più ristretta, ma per modo di dire, visto che Terracina è una sorta di crocevia che unisce tutto il Lazio e tutta la Campania. Gremita la Sala Valadier, segnale che c’è un appuntamento importante. Apre le danze il Primo cittadino: «All’interno di questo libro non ci sono solo anni di sport, dentro c’è la storia di una città, c’è l’identità terracinese. E questo poteva essere ottenuto solo con la boxe. Tanti sono gli sport che nel trascorrere degli anni si sono fatti a Terracina, ma nessuno riempie l’identità terracinese come la boxe. Se saremo riusciti a rinsaldare questo legame tra passato, presente e futuro non dobbiamo prendere ciò come un’impresa, ma semplicemente come consapevolezza di aver fatto il nostro dovere. Per questo è importante il libro, è importante la nascita della Società messa su da Roberto Venturi, per portare avanti, per cercare di alimentare un fuoco che probabilmente sotto la cenere ancora ardeva. È stato uno dei motivi per cui abbiamo riportato qualche mese fa nel cuore della città, nella Piazza del Municipio, un’importantissima manifestazione. Facendo tutto questo, alimentiamo l’appartenenza terracinese». Gli fa eco Gianfranco Sciscione, vicesindaco, di una generazione precedente, che ha conosciuto la grande boxe: «Quando venne da me l’amico Roberto Venturi per chiedermi di fare qualcosa per il pugilato ho subito aderito all’iniziativa con entusiasmo. Grazie a lui, che mi ha spiegato alcune cose, mi sono dato subito da fare con l’Amministrazione Comunale, non solo per organizzare un Titolo Europeo, ma per consegnare un riconoscimento a chi aveva dato onore a questa città in Italia e nel mondo come interprete di uno sport così bello. Personalmente l’ho fatto soprattutto come terracinese, perché in quell’occasione vedere tutti “i nostri ragazzi” (mi piace chiamarli così) che nel passato hanno dato lustro e che rischiavano di passare nel dimenticatoio della storia, è stata una grande soddisfazione. In quella serata mi sono sentito orgoglioso e ho avuto l’opportunità di conoscere Vincenzo Belfiore. Questo libro per certi versi è il nostro vangelo sulla boxe e sulla nostra città. Ammirare le fotografie, leggere le imprese dei nostri pugili ha rispolverato i valori attraverso i ricordi che erano rimasti chiusi in un cassetto della memoria». Durante la presentazione si è parlato delle gesta dei campioni che hanno dato lustro alla boxe, autori di imprese memorabili: da Nemesio Lazzari a Gilberto Biondi; da Dante Venturi ad Aldo Tramentozzi; da Salvatore Sanna ad Armando Mattei. L’autore, nel suo testo, cerca di ricordarli tutti; in qualche maniera vuole riportare alla luce le gesta di quei campioni che hanno reso conosciuta Terracina nel mondo

Laboratorio Abilità: Pasqua a quattro zampe

pasqua a 4 zampe newGrande appuntamento al Palazzetto dello Sport di Fondi (LT), dove l’A-Team Security School K9, con il patrocinio del Comune di Fondi e la collaborazione della FENALC nell’ambito del progetto Laboratorio Abilità, presenta Pasqua a Quattro Zampe. Le attività in programma sono rivolte a bambini e ragazzi: si prevede, infatti, una sentita partecipazione da parte degli istituti scolastici di ogni genere e grado. In particolare, verranno realizzate dimostrazioni delle unità cinofile: Polizia di Stato, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Guardia di Finanza, Gruppo Cinofilo ENCI Frosinone, Associazione Fedele al suo padrone sport cinofili Sora, Associazione Alpha Dog Latina, Allevamento dei Volsci, Unità cinofile dei Cavalieri di Malta. Le multiformi esibizioni, mostreranno le capacità e l’impegno dei cani, che costituiscono, con la componente umana, un binomio indissolubile al quale ormai tutte le FF.OO fanno ricorso per l’attività di sicurezza, difesa, ricerca e soccorso. Inoltre, la festa vivrà il suo momento di massima convivialità, con le esibizioni di Pet- Therapy, disciplina che, sfruttando le enormi potenzialità affettive del cane, si propone come elemento di supporto della psicoterapia per i bambini affetti da problemi sia di carattere fisico che psicologico. I bambini avranno la possibilità di socializzare con i cani e di fare esperienza diretta dell’impegno delle istituzioni e delle autorità. Da sottolineare l’intervento della bravissima Ludmila Volskaya con la dimostrazione pratica di fitness dog. Al termine della giornata gadget e giochi per tutti.

Il Giubileo della misericordia

Papa Francesco Copertina

Avrà inizio con l’apertura della porta santa della Basilica di San Pietro l’8 dicembre 2015, a 50 anni esatti dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, e terminerà il 20 novembre 2016, nella solennità di Cristo Re. Negli anni della Grande Crisi e dello scontro tra Civiltà si è levata alta la voce di Papa Francesco. In difesa dei poveri e contro ogni violenza e corruzione. In difesa della libertà di espressione e nell’elogio della solidarietà. In nome della Misericordia. Ecco le sue parole: “Ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Un Giubileo straordinario con dieci anni di anticipo. Un evento storico, a 15 anni dal Grande Giubileo del 2000 voluto da san Giovanni Paolo II, che avrà inizio con l’apertura della porta santa della Basilica di San Pietro l’8 dicembre 2015, a 50 anni esatti dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, e terminerà il 20 novembre 2016, nella solennità di Cristo Re. È stato lo stesso papa Bergoglio a spiegare il significato di questo evento straordinario per la vita della Chiesa cattolica: “Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio; tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono. Più è grande il peccato e maggiore deve essere l’amore che la Chiesa esprime verso coloro che si convertono”. Un messaggio chiarissimo anche per i padri sinodali del Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si terrà alla vigilia del Giubileo, dal 4 al 25 ottobre 2015, e dal quale dovranno uscire risposte concrete per l’accoglienza dei divorziati risposati e dei gay nella Chiesa. Il Papa lo ha ribadito con grande forza parlando ai confessori: “Non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare! Nessuno! Solo ciò che è sottratto alla divina misericordia non può essere perdonato, come chi si sottrae al sole non può essere illuminato né riscaldato”. Una spiegazione eloquente della “Chiesa in uscita” sognata fin dalla vigilia del conclave del 2013 che lo ha eletto Papa e che Francesco vuole realizzare. Nell’annunciare l’Anno Santo, infatti, il Pontefice ha spiegato di aver “pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale”. Per questo papa Francesco vuole che i fedeli di tutto il mondo vivano questo evento storico alla luce di una particolare parola tratta dal vangelo di san Luca: “Siate misericordiosi come il Padre”. Dal punto di vista organizzativo il Papa ha voluto affidare l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, presieduto da monsignor Rino Fisichella. “Sono convinto – ha spiegato il Santo Padre – che tutta la Chiesa potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione a ogni uomo e ogni donna del nostro tempo”. La bolla ufficiale di indizione dell’Anno Santo sarà pubblicata il 12 aprile 2015, domenica della divina misericordia, festa istituita da san Giovanni Paolo II. Un tema, quello della misericordia, fortemente presente nel magistero di Papa Francesco il cui termine, che compare anche nel suo motto episcopale, ricorre ben 31 volte nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, il documento programmatico del suo pontificato. Il Giubileo è sicuramente tra i momenti più significativi e importanti della vita della Chiesa, di livello inferiore soltanto a un concilio. Durante l’Anno Santo fedeli di tutto il mondo arrivano in pellegrinaggio a Roma per ricevere l’indulgenza plenaria, ovvero la cancellazione delle pene previste per i peccati commessi. Il cuore dell’evento è il passaggio attraverso le quattro porte sante presenti nelle Basiliche Papali: San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le mura. Anticamente, presso gli ebrei, il Giubileo era un anno dichiarato santo che cadeva ogni 50 anni, nel quale si doveva restituire l’uguaglianza a tutti i figli d’Israele, offrendo nuove possibilità alle famiglie che avevano perso le loro proprietà e perfino la libertà personale. Ai ricchi, invece, l’anno giubilare ricordava che sarebbe venuto il tempo in cui gli schiavi israeliti, divenuti nuovamente uguali a loro, avrebbero potuto rivendicare i loro diritti. La Chiesa cattolica ha iniziato la tradizione dell’Anno Santo con Bonifacio VIII nel 1300. Dante ne descrive la grandissima affluenza di pellegrini nell’Inferno. Le polemiche non mancarono con la vendita delle indulgenze. All’inizio la cadenza tra un Giubileo e l’altro era di 50 anni, ma poi fu dimezzata. Fino a oggi, compreso quello indetto da Francesco, ne sono stati celebrati 29 di cui 24 ordinari e 5 straordinari come quello che inizierà alla fine del 2015. L’ultimo Giubileo straordinario era stato indetto da Wojtyla nel 1983 per i 1950 anni della redenzione, ovvero della resurrezione di Gesù.

Al Palio di Legnano il riconoscimento e la tutela del Governo Italiano

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Il Palio di Legnano, è la rievocazione storica e culturale della celeberrima battaglia nella quale i Comuni “Lombardi” (così venivano chiamati i Comuni del nord e parte del centro Italia durante il Medioevo) sconfissero l’Imperatore Federico I Hohenstaufen detto “il Barbarossa”. Da segnalare che la Contrada S. Domenico, con tutta probabilità il più cospicuo contendente nell’ambito del Palio di Legnano, é entrata a far parte delle APS affiliate alla FENALC.
Nel suo genere è il primo Palio in Italia, in generale, secondo solo a quello di Siena; in ogni caso uno dei pochissimi ad avere il riconoscimento e la tutela da parte del Governo Italiano.
La città di Legnano (pur non essendo capoluogo di Provincia, vanta oltre 50.000 abitanti e ha un comprensorio che produce PIL e lavoro da primi 5 posti nell’area OCSE) è suddivisa in contrade, che si sfidano ogni anno in una rievocazione in costume della battaglia. Dietro questa rievocazione, c’è un lavoro di alto livello artigianale che consiste fra le altre cose nella predisposizione e cura dei costumi secondo la foggia originale, delle armi e di ogni altra tradizione correlata all’evento. La contrada S. Domenico ha la propria sede in un edificio di origine molto antica, anche per questo motivo definito Maniero, al cui interno è collocato un piccolo ma interessantissimo museo storico e un vero e proprio atelier dove gli associati producono, custodiscono e rammendano un vero e proprio tesoro di costumi d’epoca.

Un altro mondo per un Rinascimento

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Il popolo nel pensiero del giovane Gramsci è il titolo del libro di Alberto Cardosi 

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L’opera, “frutto di una lunga profonda amorosa consuetudine” che l’autore aveva con Gramsci, vede la luce a pochi mesi dalla scomparsa di Alberto, avvenuta il 3 luglio 2014, a 42 anni.

L’AUTORE

Alberto Cardosi ha frequentato il Liceo scientifico ‘Ettore Majorana’ di Latina e si è laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’. Ha lavorato nella sua città, dove fin da giovanissimo ha affiancato impegno intellettuale, etico-politico e sociale. Con il pensiero gramsciano condivide in particolare l’ideale di un’umanità rinnovata spiritualmente dal fattore culturale, che egli ha concretizzato in progetti e attività destinati ai più svantaggiati. Il suo impegno è bene espresso dalle sue stesse parole, riportate in quarta di copertina, sotto il suo sorridente e ironico sguardo, che ci invita a entrare con lui tra le pagine del suo lavoro.

 IL LIBRO

Il concetto di popolo è stato un tema di riflessione centrale e costante nel pensiero, sempre in divenire, di Antonio Gramsci. Attraverso un’attenta e puntuale analisi degli scritti gramsciani, il libro ne segue l’evolversi lungo il decennio 1911-1921, vale a dire dall’arrivo a Torino (“da triplice e quadruplice provinciale”, come si definì egli stesso) alla fondazione del Partito comunista d’Italia. La riflessione e le considerazioni di Gramsci intorno al popolo mutarono e maturarono in stretta relazione con la realtà storica concreta del tempo. Un tempo segnato da un clima di grande fermento culturale e politico, ma anche da profondi rivolgimenti: la Grande guerra, la rivoluzione d’Ottobre, il difficile dopoguerra. Spiega l’autore: “la continua attenzione verso il popolo è prima di tutto umana: una sensibilità che nasce all’interno di un legame affettivo verso la sua terra di origine, la Sardegna, che non si affievolirà mai. E l’idea di popolo che gradualmente emerge a livello teorico, proprio perché il suo è un pensiero in divenire, non trova conclusione in una esatta definizione concettuale, ma è da estrapolare di volta in volta dai molti interventi lasciati”.

Dalla presentazione al libro di Maria Cristina Laurenti:

Alberto.. si era avvicinato a Gramsci, attirato dalla forza di un pensiero che voleva essere pieno dominio di se stessi, delle proprie passioni, delle proprie paure; mai timoroso di quell’isolamento materiale o intellettuale che la vita riserva, ma sempre guidato dalla validità e dalla concretezza della propria volontà. […] Non è difficile comprendere perché l’attenzione del giovane studioso si sia rivolta proprio sull’idea di popolo: in essa, molto più che in altre, vide presente la grande carica di umanità del pensiero gramsciano come pure il disinteressato impegno prodigato dall’intellettuale per favorire la rinascita dei più deboli. Prepotentemente l’interesse di Alberto si indirizzava così su quei sentieri dove con maggior facilità avrebbe potuto incontrare l’uomo di Ales.”